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Ex Ilva: si sbloccano i crediti per l’indotto. Il piano ambientale per Taranto decisivo per la vendita – #finsubito prestito personale immediato – Richiedi informazioni


Dopo lo sblocco parziale dei crediti dei fornitori, sale l’attesa per la conclusione della vendita. Pervenute 15 manifestazioni di interesse, davvero lo Stato sarà fuori da tutto?

Le imprese dell’indotto dell’ex Ilva vanno all’incasso. Arrivano in questi giorni i primi accrediti, grazie all’intervento della Sace, che dà attuazione al piano preparato da Acciaierie d’Italia prima dell’estate. Gli accrediti proseguiranno per tutto il mese di ottobre e le somme dovrebbero raffreddare una complicata vertenza che i commissari dell’azienda hanno ereditato dalle precedenti gestioni. Non tutte le imprese che vantano crediti hanno accettato il piano di Acciaierie d’Italia, però. 172 di loro sono ritenute strategiche e sono state invitate a transigere a fronte di 150 milioni di euro stanziati da Sace. Le imprese creditrici, tuttavia, sarebbero più di mille con migliaia di lavoratoti in attesa degli arretrati.

Ex Ilva, quanti hanno risposto alla gara?

La vertenza dell’indotto ha preso, quindi, una strada, parziale, ma indicativa di una volontà di rimediare ai disastri degli ultimi anni. Non si può dire lo stesso per la vendita dell’ex Ilva. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, spera che entro marzo 2025 la vendita andrà in porto, ma non sono ancora chiari tutti i passaggi. Alla gara internazionale hanno risposto 15 aziende ma solo 3 hanno presentato manifestazioni di interesse per rilevare tutta l’azienda. Le altre 12 sono interessate ad asset parziali, elemento che preoccupa molto lavoratori e istituzioni della Puglia per tutto ciò che è connesso allo stabilimento di Taranto. Evidentemente la questione ambientale e il futuro sistema di produzione dell’acciaio spaventano parecchio.

Ex Ilva, cosa accadrà ora?

Il governo è convinto che alla fine di tutto lo Stato uscirà completamente dalla siderurgia. Dal punto di vista dei tempi è iniziata la fase di quella che Urso definisce la data room per avere entro novembre “un’offerta sostanziata da un significativo piano ambientale di riconversione green dello stabilimento di Taranto, un piano industriale produttivo, occupazionale e sociale”. Fino a novembre potranno arrivare altri imprenditori anche in cordata con altri, come previsto dalla procedura di vendita. Ma quanto sarebbe utile al Paese vendere l’ex Ilva mediante uno “spezzatino”? Lasciare che le questioni ambientali pesino soprattutto – se non esclusivamente – sulle spalle di futuri amministratori? È sicuro che a Taranto e in Puglia il piano ambientale è la priorità di ogni rilancio, che porta con se tecnologie e sistemi di produzione che non impattano sull’ambiente. Da quindici anni va avanti cosi e l’ipotesi che lo Stato lasci tutto nelle mani dei futuri acquirenti, senza un minimo di controllo, lascia pensare. Attenzione a non bruciare altri soldi pubblici, ma la storia insegna che i privati non sempre fanno bene. E trattare l’acciaio senza guardare ai grandi processi ambientali ed energetici, alle straordinarie innovazioni introdotte fuori dall’Italia, è pura illusione.



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